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giovedì 24 novembre 2011

Made in Italy due : A casa di Francesca



Un altro capitolo del mio reportage sulle case italiane, visto il successo del primo, non poteva farsi attendere troppo. Continua quindi il tour a Sant'Andrea in Valserana, l'ex monastero del XIII secolo immerso nella pacifica campagna umbra, che io e mio marito abbiamo la fortuna di condividere con carissimi amici di lunga data. E come promesso, oggi vi mostro le foto assolutamente inedite della casa di Franco e Francesca. 
Se vi siete persi il primo capitolo cliccate QUI, per maggiori informazioni su Sant'Andrea www.santandrea.umbria.it . I vostri commenti sono sempre graditi.




I proprietari di questa bellissima casa amano viaggiare, lo fanno spesso, e l'impronta di questi viaggi è evidente nei piccoli dettagli di gusto etnico e nei numerosi tappeti di ottima fattura che, a mio parere, ben si fondono con un'arredamento più tradizionale, tipico dello stile country - chic che ci piace tanto. Di questa casa apprezzo molto la semplicità, la scelta dei materiali di pregio (il pavimento è un meraviglioso cotto fatto a mano), la personalità dei suoi proprietari, che la definiscono in modo elegante ed originale.









L'accogliente salotto è inondato dalla luce, interamente circondato da una vetrata che da sul giardino. Il camino è l'elemento focale della stanza, come è giusto che sia in una casa di campagna. L'ampia cucina comunica con il salotto mediante due aperture ai lati del camino. E' un ambiente ampio e funzionale, con la sua cucina in muratura, e il robusto tavolo di legno. Alcuni pezzi antichi molto belli, di grande pregio, come la madia appartenuta alla famiglia del proprietario, ne fanno un ambiente di buon gusto, vivibile senza essere pretenzioso.
















Tutta la casa si affaccia sul giardino e da ogni ambiente è possibile godere di una vista piacevole e rilassante.











Il resto della casa si dipana lungo un corridoio ai lati del quale si trovano le tre camere da letto e i due bagni.


















D'estate i proprietari si godono il giardino all'ombra della grande pergola, ricoperta di vite americana e glicine.






[All photos by BiancoAntico, don't use or copy without permission]




bientôt





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lunedì 21 novembre 2011

The perfect thing

Tricia Foley è una interior designer newyorkese di  fama internazionale (tra i suoi clienti Ralph Lauren Home, per intenderci). Il suo stile è perfetto, sobrio, quasi austero, ma con il giusto accostamento di colori (pochi a dire il vero, e tutti giocati sui toni del grigio e del tortora),un mix equilibrato di antico e moderno, e piccoli dettagli squisitamente (ed autenticamente) shabby chic, riesce a creare atmosfere accoglienti ed elegantissime. 




Amo molto il suo design pulito ed essenziale ed apprezzo enormemente l'uso moderato del bianco. Per inciso, il bianco mi piace moltissimo, ma non a tutti i costi, non ovunque e sempre. E spesso preferirei vedere i mobili lasciati del loro colore originale. Tricia Foley è sicuramente un esempio di grandissimo design al quale ispirarsi, nel nostro piccolo, certo. Date un'occhiata ai suoi blog In The Country , The Perfect Thing , The White List , e The Table.




bientôt







































Photo credits Tricia Foley



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sabato 12 novembre 2011

Bucolic Mood

Non ho mai conosciuto nessuno che almeno una volta nella vita non abbia espresso il desiderio di mollare lavoro, città, responsabilità, macchina  e andare a vivere in campagna. E’ uno di quei sogni nel cassetto che di solito la gente ha, e per la maggior parte della quale, rimane tale. 



Per me, idealmente, la vita di campagna è poesia, libertà, natura, riflessione, lentezza, e convivialità.



Nella realtà però, non è solo l’idillio bucolico che ci si può immaginare, può essere anche dura e faticosa come poche cose al mondo.  Soprattutto se la visione di ciò che dovrebbe essere, nell’ottica  fondamentalista di un marito, non collima esattamente con la vostra. Per assecondare gli entusiasmi del mio, per un intero rigidissimo inverno, rinunciammo all’acquisto della minerale per dedicarci alla raccolta dell’acqua di fonte. Se state pensando  che l’acqua di fonte è cosa buona e giusta,vi invito a caricarvi il peso di qualche dozzina di bottiglie di vetro, trascinarvi alla fonte più vicina (circa due chilometri da casa), e passare mezza giornata a riempirle, con svariati gradi sotto zero e un incalzante principio di congelamento.  Ovviamente ho sempre cercato di bere poco, per ridurre i pellegrinaggi al minimo sindacale, ma fu soltanto quando il Comune smise di effettuare sull’acqua i controlli dovuti (dichiarandola non potabile), che mettemmo fine a quel calvario.



Ma anche il bucato steso al sole, che a tanta romantica visione ci rimanda, può essere drammaticamente penoso. Perché nessuno ha il coraggio di raccontare quanto sia terribile doverlo stendere o ritirare mentre il cattivo tempo infuria, il vento gelido ti sferza il viso, e intanto la brina ha trasformato le morbide lenzuola in robuste lastre di ghiaccio tagliente? Persino l’amato caminetto può mettere a dura prova gli amanti del genere. Diciamo la verità, bisogna essere davvero atletici e robusti se si ha intenzione di caricarsi sulle spalle quintali di legna da ardere senza rischiare un’ernia del disco (certamente non me la sono fatta mancare).






Comunque, nonostante le simpatiche intemperanze di mio marito e la fatica disumana che mi comporta la gestione delle attività campagnole, la vita bucolica, per me, rimane una grande passione.  Lo stupore dell’incontro fortuito con una volpe, in giardino, e la gioia contagiosa delle corse folli di mio figlio in mezzo ai campi, ripagano ogni sacrificio.










Nota: Mi sembrerebbe di non rendere giustizia a chi in campagna è stato costretto a viverci e ci si è davvero spaccato la schiena, se non dicessi che questo post vuole solo essere la versione ironica della mia personale, fortunatissima esperienza. Nutro profondo rispetto per la vita contadina, e con immenso amore, dedico questo post a mio nonno.


bientôt


Photo credits:


e. utopia2
i.,l.,n.,o.,q.,r. webstagram





                              
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lunedì 7 novembre 2011

Made in Italy : benvenuti a casa mia

A furia di proporre case francesi ci siamo dimenticati, mi chiedo, quanto siano belle le nostre? Forse la contaminazione di stili, oramai, rende superflua la distinzione, ma resta il fatto che avrei voglia di vedere di più le belle case del nostro Bel Paese. Quindi oggi vi mostro una casa italiana, la mia (per chi già conosce il sito, alcune inedite). Il tour si svolgerà in tre tappe, visto che l'edificio è diviso in tre unità abitative, tutte molto diverse fra loro e  rispettivamente appartenenti alla mia famiglia e ad altre due con le quali condividiamo, da anni, oneri, onori e sopratutto una sincera amicizia. Prossimamente avrò il piacere di mostrarvi le foto inedite di Casa La Torre e Casa Marchesi.




E' dobbligo però qualche breve cenno sulla storia di questa casa, che nasce a Montecchio, nel cuore dell'Umbria tra i secoli XI e XIII. Intorno all'anno Mille fu costruita per prima la torre di guardia, nel XIII secolo una piccola abbazia benedettina. Dopo essere stato per secoli un monastero, l'edificio divenne una casa colonica e venne abbandonato definitivamente negli anni 50. Nel 1990 Sant'Andrea è stato dichiarato Bene di interesse storico nazionale dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. Il restauro è iniziato nel 1995, quello della torre è terminato nel 2011.
Se desiderate approfondire : www.santandrea.umbria.it

                                                          
La Torre, prima e dopo il restauro

Quando mio marito mi ha portato a visitare la casa, per la prima volta, ne sono rimasta affascinata. L'intero edificio aveva già subito un accurato restauro ma il giardino era una landa desolata e l'interno della casa un cumulo di macerie. Ricordo ancora con terrore le centinaia di ragni e le decine di scorpioni contro i quali dovemmo lottare per mesi, prima che capissero di dover sloggiare. E con emozione il giorno in cui mio marito mi chiese di sposarlo, mentre mi affannavo a dipingere una parete troppo alta e avevo la vernice che mi colava giù dai capelli, su braccia e gambe, e nonostante questo (o forse proprio per questo) lui mi guardava come se non avesse mai visto niente di più bello! Abbiamo lavorato con entusiasmo e senza tregua per anni, per riuscire a trasformare quel cumulo di macerie nel nido confortevole che avevamo sognato. Il lavoro non è ancora finito, manca ancora un quarto del corpo principale e tanti piccoli ritocchi. Ma aver avuto un grande progetto ed essersi impegnati per realizzarlo, averlo visto prendere forma piano piano, sotto i nostri occhi, fra le nostre mani, è stato più gratificante del risultato stesso. Ne siamo davvero orgogliosi e spero tanto piaccia anche a voi (i vostri commenti sono sempre molto utili e graditi).

bientôt





























































                             {Photos by BiancoAntico. Don't use or copy without permission.}





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